Non è colpa di nessuno
martedì, 22 marzo 2005

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L'impiegata dell'Anagrafe mi sorride. Prima di me, al suo tavolo si è seduta una extracomunitaria che non aveva l'euro e venti centesimi necessari al pagamento della pratica. Evidentemente, la mia faccia da italiano la rassicura. Continua a sorridere anche quando le dico che dovrò farla lavorare un bel pò. Mi servono due certificati per la pratica di separazione, e poi la mia carta d'identità è scaduta da un paio d'anni e sarà il caso che la rinnovi, e poi sarà anche il caso che chieda un cambio di residenza. "Ha con sè tre foto tessera?" (certo, le informazioni su internet erano precise e puntuali).
"Le ha stampate lei queste foto tessera?" (sì, le ho stampate io, fino ad ora questo è stato l'unico utilizzo di una stampante da 400 euro, maledizione a me e alle mie mani bucate). "Bravo, finalmente uno che stampa su carta fotografica, sapesse quante persone vengono qui da noi con le foto stampate su carta semplice" (carta semplice? Ma in che mondo viviamo?).
Si tratta di un giovane ufficio anagrafe dall'aspetto sociale, regalo di un'amministrazione niente male. Ma io non mi sento affatto il Cucciolo Alfredo.

"Sulla carta d'identità allo stato civile se vuole non scriviamo niente" (sono molto grato all'impiegata per la sua efficienza. Ma sì, non diciamo niente. E' un'ottima pratica quella dell'oblio).

All'aeroporto di Sheremetyevo, questa specie di cerbero in gonnella e divisa verde osserva a lungo la mia faccia, e poi la foto sul passaporto, e poi ancora la mia faccia e poi ancora la mia foto. Non le posso dare torto, io stesso faticherei a trovare corrispondenza fra le due cose. Avevo gli occhiali, capelli più lunghi (e poi semplicemente più capelli), non avevo il pizzetto. Scuote il capo, ma alla fine mi lascia andare. Chissà, se io fossi un pericoloso terrorista ceceno in possesso di un passaporto falso, credo che farei in modo che la mia foto e la mia faccia corrispondano alla perfezione. Penso che questa sia stata anche la sua riflessione. E poi non ho armi con me, a parte i libri.

Al semaforo, il rappresentante della schiatta di dipendenti pubblici più inutili della storia, vale a dire il vigile urbano (chiedo scusa ad appartenenti alla categoria eventualmente capitati da queste parti), mi informa che il cellulare va usato con l'auricolare. Ma io stavo solo leggendo un sms, controbatto (ah, quanto è faticoso organizzare le partite di calcetto). Alla fine, riesco a convincerlo. Non mi sta poi così antipatico, in fondo. Accetto volentieri anche la fatidica frase "patente e libretto", certo di trovarmi nel campo della legalità. "La patente scade a settembre, lo sa, vero?" (sì, lo so. Documenti, maledetti documenti).

Al parcheggio di Malpensa, il tizio che guida la navetta verso l'aeroporto concede un doveroso "voi" all'evidente professionista accompagnato da evidente moglie che siedono sul sedile davanti al mio. Poi si rivolge alla mia faccia da uzbeko, e non la giudica degna di tanta cortesia. "tu non sei italiano, vero?"
Stavolta non dico niente, e sorrido.

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lunedì, 07 marzo 2005
 Una volta avevo un altro blog, il suo titolo era "Tutta colpa di Paul King". L'ho tenuto aperto per circa un anno, e poi l'ho chiuso. Mi piaceva quel blog, vi ero affezionato. Quelle pagine mi erano servite per raccontarmi, prendermi in giro, incensarmi o criticarmi, comunque mi erano senza dubbio servite per crescere.  Poi un giorno ho sentito che quel blog aveva fatto il suo tempo, così l'ho chiuso. Cancellato. Ciao.
Ho sempre agito in questa maniera di fronte alle cose che amo. Devo tirare la corda, è quasi un mio gusto vedere se si spezza, scoprire che la tensione può andare un pò più in là. Distruggo spesso le cose che mi piacciono, come un bambino che vuole vedere cosa c'è dentro al giocattolo.

Non c'entra niente, ma forse no. Sabato ho incontrato persone che avevo conosciuto tramite il blog, alcune di queste sono mie amiche ormai al di là del blog, altre le vedevo sabato per la prima volta. Mi faceva uno stranissimo effetto sentirmi presentare dalle amiche di "vecchia data" alle nuove conoscenze come "Bad". "Bad" chi?, mi veniva da dire. Sono Nino, "Bad" non esiste più. Basta con i nicknames, mi ha stancato questa cosa. Mi sembrava tutto molto strano.

Ancora. Qualche giorno fa ero fuori a bere qualcosa con un'amica anche lei conosciuta per mezzo del blog (sembrerà che io frequenti solo persone conosciute grazie al blog, è esattamente il contrario, ma sabato è stata una giornata particolare). Mi ha detto molte cose, su alcune delle quali ho riflettuto un pò. Mi ha sorpreso quello che ha detto. Mi ha parlato del blog, e di come le cose che scrivi possano non appartenere solo a te, ma anche a chi le legge. Mi ha parlato di un blog che c'era e ora non c'è più, e di come quel blog servisse a qualcuno, non solo a chi ci scriveva, ma anche ad altri. Mi sono sentito a disagio di fronte a quello che lei mi diceva. Il mio ego ne era solleticato, non lo nascondo, ma ne ero anche turbato. Avevo chiuso i conti con questa cosa, e ora qualcuno mi chiedeva di riaprirli. Ci ho pensato su un pò. Tuttora non sono sicuro di fare la cosa giusta.

Non perdo la misura delle cose. Siamo su un blog, non stiamo scrivendo la storia dell'umanità. Ma forse la piccola storia di qualcuno di noi, un numero ristrettissimo, ma pur sempre un numero, passa anche dalle cose che scriviamo qui. Ho pensato che forse, chiudendo quel blog, avevo buttato a mare il bambino con l'acqua sporca. E forse, devo ammetterlo, forse non ne ho mai più riaperto uno perchè temevo il confronto con il primo. Ma sono cazzate, lo capisco adesso. Siamo quello che siamo in ogni momento della nostra vita. Non sono più "quel" Nino di due anni fa, scriverò (se ci riesco) come colui che sono adesso. Ho imparato alcune cose, sono in un momento molto bello della mia esistenza (e voglio cambiare anche questa mia pessima abitudine, di scrivere soltanto quando sono giù di tono), cercherò di recuperare le cose buone e lasciare da parte le cose sbagliate che mi hanno portato a dire basta nove mesi fa.

E' un tentativo, potrebbe andare a vuoto. Ho sempre pensato che scrivere fosse un'esigenza, se verrrà meno quest'esigenza questo blog chiuderà dopo due giorni. Ma ci provo, perchè sono diverso da allora e forse posso fare meglio o forse no, forse posso fare solo diversamente, comunque non è poco.
Nino.

postato da: Bad alle ore 13:18 | Permalink | commenti (20)
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