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L'impiegata dell'Anagrafe mi sorride. Prima di me, al suo tavolo si è seduta una extracomunitaria che non aveva l'euro e venti centesimi necessari al pagamento della pratica. Evidentemente, la mia faccia da italiano la rassicura. Continua a sorridere anche quando le dico che dovrò farla lavorare un bel pò. Mi servono due certificati per la pratica di separazione, e poi la mia carta d'identità è scaduta da un paio d'anni e sarà il caso che la rinnovi, e poi sarà anche il caso che chieda un cambio di residenza. "Ha con sè tre foto tessera?" (certo, le informazioni su internet erano precise e puntuali).
"Le ha stampate lei queste foto tessera?" (sì, le ho stampate io, fino ad ora questo è stato l'unico utilizzo di una stampante da 400 euro, maledizione a me e alle mie mani bucate). "Bravo, finalmente uno che stampa su carta fotografica, sapesse quante persone vengono qui da noi con le foto stampate su carta semplice" (carta semplice? Ma in che mondo viviamo?).
Si tratta di un giovane ufficio anagrafe dall'aspetto sociale, regalo di un'amministrazione niente male. Ma io non mi sento affatto il Cucciolo Alfredo.
"Sulla carta d'identità allo stato civile se vuole non scriviamo niente" (sono molto grato all'impiegata per la sua efficienza. Ma sì, non diciamo niente. E' un'ottima pratica quella dell'oblio).
All'aeroporto di Sheremetyevo, questa specie di cerbero in gonnella e divisa verde osserva a lungo la mia faccia, e poi la foto sul passaporto, e poi ancora la mia faccia e poi ancora la mia foto. Non le posso dare torto, io stesso faticherei a trovare corrispondenza fra le due cose. Avevo gli occhiali, capelli più lunghi (e poi semplicemente più capelli), non avevo il pizzetto. Scuote il capo, ma alla fine mi lascia andare. Chissà, se io fossi un pericoloso terrorista ceceno in possesso di un passaporto falso, credo che farei in modo che la mia foto e la mia faccia corrispondano alla perfezione. Penso che questa sia stata anche la sua riflessione. E poi non ho armi con me, a parte i libri.
Al semaforo, il rappresentante della schiatta di dipendenti pubblici più inutili della storia, vale a dire il vigile urbano (chiedo scusa ad appartenenti alla categoria eventualmente capitati da queste parti), mi informa che il cellulare va usato con l'auricolare. Ma io stavo solo leggendo un sms, controbatto (ah, quanto è faticoso organizzare le partite di calcetto). Alla fine, riesco a convincerlo. Non mi sta poi così antipatico, in fondo. Accetto volentieri anche la fatidica frase "patente e libretto", certo di trovarmi nel campo della legalità. "La patente scade a settembre, lo sa, vero?" (sì, lo so. Documenti, maledetti documenti).
Al parcheggio di Malpensa, il tizio che guida la navetta verso l'aeroporto concede un doveroso "voi" all'evidente professionista accompagnato da evidente moglie che siedono sul sedile davanti al mio. Poi si rivolge alla mia faccia da uzbeko, e non la giudica degna di tanta cortesia. "tu non sei italiano, vero?"
Stavolta non dico niente, e sorrido.

