Lo scopone scientifico
Le tre di notte, e il sonno non arriva. Mi sorprendo a pensare a quante piccole cose ci siano nella mia vita, apparentemente insignificanti, e però capaci di togliermi il sonno. Mentre mi rigiravo nel letto, pochi minuti fa, potevo quasi sentire l’eccitazione come un’entità fisica. Il respiro era chiaramente tangibile, era molto più che un semplice trasferimento di aria fuori e dentro i miei polmoni: era qualcosa che richiedeva improvvisamente la mia volontà affinché ogni atto respiratorio venisse compiuto. Il battito del cuore, poi: troppo piccola la mia gabbia toracica per contenerlo tutto.
Sono proprio un bambino, come dice il mio nome: mi entusiasmo per cose così piccole.
Allora, per ingannare (e attirare) Morfeo, una camomilla, un CD di Ludovico Einaudi, un post; forse inefficace la prima, di sicuro molto bello il secondo, insipido il terzo.
Sei ore fa, uscivo felice da un pub di Milano, e squilla il cellulare. E’ Francesco, un mio caro amico;
“Ciao Nino, ci manca il quarto per uno scopone scientifico, c’è birra a volontà, orecchiette al sugo e spiedini di carne, vieni?”
(scopone+birra+orecchiette+spiedini= arrivo al volo)
Non lo sapevo: quasi ogni settimana Francesco con altri tre suoi amici gioca a scopone scientifico. 10 euro a testa per partita (per un massimo di tre o quattro), poi i soldi finiscono in una cena comune. Si beve, si fuma, si mangia, si ingannano le serate milanesi parlando di politica, di donne, dei figli (chi non ce li ha) e dei figli (chi li ha), delle mogli (chi ce l’ha) e delle mogli (chi non ce l’ha più), si ha quasi la sensazione di organizzare la propria esistenza e pazienza se non è proprio così; a scopone vigono regole certe, e un sette di denari sarà, sempre e comunque, un punto.
Così mi trovo, per la prima volta in vita mia, a giocare a scopone scientifico in un posto che non sia CerignolaprovinciadiFoggia, con compagni che non portano tutti il mio stesso cognome, per di più con carte francesi (un insulto, questo: rivoglio le mie carte napoletane).
Mi piace lo scopone: ha tutta la ritualità che serve; le frasi, i nomignoli, gli sfottò. Mi piace lo scopone perché solo a scopone puoi dire agli avversari ai quali hai rifilato un quattro a zero (settanta, denari, carte lunghe e papuscio) che “i giocatori forti fanno 19 carte e 4 carte di denari” e tu ovviamente hai fatto 21 carte e 6 carte di denari. Mi piace lo scopone perché solo a scopone puoi dire che “I cinque vanno ai fessi” dato che i sei e i sette contano molto di più. Puoi chiamare pidichicchio l’asso di denari e papuscio il sette di denari (ma anche u bell giovane oppure Giuseppe Albano, e non chiedetemi il perché del nome e cognome), puoi chiamare la faccia di Giuann il tre di bastoni, e puoi dire m’acchemogghie (mi copro) quando eviti la scopa. Puoi persino combattere la sfortuna, perché se sai giocare, e l’avversario commette qualche piccolo errore, puoi vincere anche se non hai carte favorevoli. Così penso a mio nonno, che insegnava al bambino che ero a giocare a scopone e mi diceva “carte e donne fann’ quidd’ ca volene” (non credo di dover tradurre), e chissà se mio nonno era mai stato davvero deluso da una donna, o nel suo muro di vecchio contadino le aveva sempre considerate, le donne, strani esseri incomprensibili dediti alla riproduzione e all’educazione di altri contadini chiusi dentro un muro.
Così i miei amici milanesi imparavano pian piano che c’è un posto, CerignolaprovinciadiFoggia, dove puoi chiamare l’asso di denari pidichicchio, dove non si dice primiera, ma si dice settanta, dove alla fine di ogni partita si suggerisce alla coppia che ha perso di uscire di meno la sera, e di restare un po’ più in casa ad allenarsi, e lo dici con una faccia seria che neanche adesso capisco se mio fratello scherza quando lo dice, o no.
Non so perché vi racconto tutto questo. Ho rinunciato all’idea di tenere un blog come si deve, scrivo senza criterio. Comunque, per la cronaca, ho vinto. Mio nonno mi batteva sempre e mia madre gli chiedeva “Lascia che vinca qualche volta, non vedi che si arrabbia?”, ma adesso ringrazio mio nonno di avermi battuto così tante volte. Avrei dovuto perdere di più in certi campi e vincere di più in altri, ma non importa più ormai, sono contento così. Ho imparato. Grazie a mio nonno e poi a mio padre e ai miei fratelli ho imparato anche a giocare a scopone. E stasera ho vinto.
Volete sapere perché uscivo da quel locale felice, e perché non riesco a dormire stanotte, cos’è che mi toglie il sonno come se si trattasse di chissà quale notizia clamorosa?
Beh, è davvero una notizia clamorosa. Il 17 maggio suonerò e canterò per la prima volta in vita mia in un locale, quello da cui uscivo quando ho ricevuto la telefonata, dopo esserci messi d’accordo con il gestore.
So che vi sembrerà stupido, ma per me è molto più che un sogno. Tutto sommato, sono contento di poter ancora perdere il sonno per cose così.
