Non è colpa di nessuno
mercoledì, 25 maggio 2005
30-06-2005
 
Il 30 giugno 2005 un caro amico blogger compie 41 anni (vado a memoria, ma penso di non sbagliare). Ricorderò per sempre il suo quarantunesimo compleanno, credo.
Il 30 giugno 2005 davanti alla nona sezione del Tribunale di Milano alle ore 11:40 si discuterà la causa della mia separazione (consensuale: almeno questo).

Giugno, del resto, non ci ha mai portato bene. Ci lasciavamo spesso, oppure litigavamo duramente. Mesi migliori erano aprile e ottobre, o dicembre. Dopo diciotto anni, non è cambiato niente.
Ho letto in un libro, di recente ("Millennium people", J. Ballard, Feltrinelli) che è un bene che il primo matrimonio vada male, perchè in questo mondo di orientamenti difficili e scelte-non scelte rimandate e insabbiate, non ci resta che il fallimento di un matrimonio per metterci finalmente di fronte a noi stessi. Abbiamo bisogno di scosse sempre più grandi e forti per scuoterci dal nostro torpore. Il ricorso all'avvocato come "self-awareness". Non male.
Non so, ho sempre la sensazione che la vita si diverta a prenderci un pò in giro, e a noi non resti che assecondarla, cercando di tirare fuori il meglio da tutte queste girandole; e a nostra volta, se ci riusciamo, cercare di assestarle qualche colpo basso, qualche piccolo tiro mancino, vivendo come se un senso, in fondo, ci fosse. Forse c'è. Siamo noi.
La mia vita si è divertita a regalarmi molte gioie, e ad aiutarmi a realizzare molte cose che ho sempre desiderato, dopo la fine del mio matrimonio. Ma questo non mi impediva di essere triste, mentre ascoltavo la voce della mia anziana leguleia che mi annunciava la data della mia separazione, quasi un 23 ottobre al contrario, ma stavolta senza fanfare o fiori d'arancio, quasi in silenzio, come una cosa da far passare prima possibile in secondo piano. Non mi impediva di essere triste mentre pensavo ai nostri anni passati insieme, il nostro progetto di vita: il mio più grande fallimento.
 
Non guardo indietro, ma in avanti. L'ho sempre fatto e sempre lo farò, fino all'ultimo giorno della mia vita. Ma restano in te le cose che hai vissuto, per fortuna, aggiungo. Te le porti dentro e ancora cerchi un senso, un perchè, cerchi di capire.
Due anni fa, è nato un altro Nino, o forse il vero Nino è venuto fuori, e mr. Ballard nel suo libro aveva ragione. Questo lo so. Ma resta la tristezza, per non aver saputo vivere diversamente altri anni. Resta la tristezza anche se ora non importa più, ormai.
 
Il 30 giugno 2005 un mio amico blogger compie 41 anni, e io, quella sera stessa, proprio quella, suonerò ancora, nello stesso posto dove ho suonato il 17 maggio. Chiederò al proprietario un bicchiere di vino, come ho fatto martedì scorso, o magari due stavolta. Poi comincerò a cantare, e a gridare forte fino a che quel pò di voce che ho vada via del tutto, e porti tutto via con sè, tristezza, ironia, e quello strano e insistente sentore che la vita, in fondo, ci prenda un pò tutti in giro.
Nino
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giovedì, 19 maggio 2005

Gesti

Continuo a pensare che non c'è verso, non mi viene da scrivere niente. Se questo fosse stato il mio vecchio blog, lo avrei già chiuso; ma non lo è, quindi la scarsissima importanza che gli attribuisco fa sì che rimanga aperto (magari sarà proprio questa sua peculiarità ad attribuirgli una durata di gran lunga superiore al precedente, un blog di basso, bassissimo profilo neanche ti prendi la briga di farlo fuori). Peraltro, mi spiace, Grazia, ma non riesco a fare neanche un centesimo di quello che mi avevi chiesto quella sera. Pazienza, va così.

Forse suonare e scrivere sono due cose che mi riesce difficile condurre in contemporanea, chissà. Comunque, ieri sera è andata davvero bene. Abbiamo riempito il locale (di martedì sera e in una Milano bersagliata da un autentico diluvio, è bene sottolinearlo), si sono divertiti tutti, hanno ballato e cantato  con noi per quasi tre ore, e i complimenti alla fine mi parevano davvero sinceri. Il complimento più significativo (perchè del tutto imparziale), quello del proprietario del locale che dopo averci ascoltato ieri sera per la prima volta (non aveva in mano un demo, niente, ci ha dato il locale al buio) ora vuole che suoniamo da lui almeno una volta al mese fisso e non più di martedì, ma di giovedì o venerdì.

Purtroppo, alla gente piacciono molto Vasco Rossi e Ligabue. Peccato. Sogno una serata che si apra con "Mr. Jones" dei Counting Crows e si chiuda con "Lover you should've come over" di Jeff Buckley, ma per realizzare questo sogno dovrei prima instillare un pò di buongusto musicale nella mente del mio socio. Bravissimo ragazzo, simpatico, e ottimo chitarrista, ma con gusti musicali orribili. Ringalluzzito dopo ieri sera, oggi mi ha proposto "Great Balls of Fire" di Jerry Lee Lewis. Perchè non "Profumi e balocchi" allora? In fondo, Luciano Tajoli che male ha fatto?

Bene.

Io, per una sera, ho realizzato un altro mio sogno. Quello di cantare "Pride" e, seppur su un palco di dimensioni microscopiche, imitare la gestualità vecchia maniera di Bono. Signori, la storia del rock è fatta principalmente di gesti, più che di voci e note. In fondo, non ho mai chiesto altro che un piccolo, infinitesimale morso al sogno.

Nino

postato da: Bad alle ore 01:44 | Permalink | commenti (10)
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