“Would you love me for my money?”
Giugno mantiene le promesse, è un mese serio, giugno. Fa caldo che toglie il respiro, troppo caldo per potersi permettere il lusso della tristezza, allora viviamo aggrappati al ventilatore, senza sentire la stanchezza.
Io ho passato gran parte di questo mese ad aspettare che finisse, ed eccomi qui, finalmente accontentato, senza più parole e con i tasti qui sotto le mie dita che sembrano improvvisamente diventati duri come il ferro. Mi sono rinchiuso nella musica per spiegare a me stesso con le note e gli accordi quello che non riesco a dirmi con le parole, e ho sorriso al pensiero di me stesso con gli occhi chiusi che ascoltavo. Un mondo dove qualcuno scrive una canzone come “Northern sky” non può essere tutto da buttare, e io non ringrazierò mai abbastanza chi, quella canzone, me l’ha fatta conoscere.
Ma giugno è un mese serio e tiene il meglio alla fine, come un giocatore di scacchi che ti lavora ai fianchi e quando pensi che il peggio sia quasi passato muove verso il tuo re. Giugno sa come fare e in un pomeriggio di arsura ti sorprende con un pianto sommesso alle tue spalle, quando le difese delle regole sociali e dei finti sorrisi vengono meno, quando non ci sono più le domande riguardanti “gli altri” a difenderti e restano solo le domande riguardanti “voi due”, restano solo dieci mesi passati ad erigere palizzate, scavare fossati; e tu vorresti dirle cose che hai dimenticato e che ormai non sai più dire, troppe sono le parole che hai volutamente dimenticato, troppo tempo è passato da quando ti sei affidato alla musica.
Così, resto qui stasera, non so cosa dire o fare e non ero preparato a questo. Metterò le cuffiette e mi addormenterò con una voce che scioglie il dolore e lo trasforma in ricordo, ed è peggio perché il ricordo resta e sa sempre trovare le pieghe delle tue difese.

