Non è colpa di nessuno
domenica, 24 luglio 2005
Londra, Egitto.
 
 
Ancora bombe, e sangue. Ancora e ancora si ripetono scenari che ormai abbiamo imparato a conoscere bene, edizioni straordinarie che interrompono come lampi la tranquillità delle nostre giornate, flash di luce che ci feriscono agli occhi e ci lasciano spauriti e indifesi a nasconderci dietro frasi senza senso; e a proposito di frasi senza senso, mi chiedo come mai, a più di ventiquattr’ore dalla strage di Sharm El Sheikh, non ho ancora sentito nessuno dire che oggi siamo tutti egiziani.
Certo, siamo stati tutti americani, e poi spagnoli (ma non siamo stati tutti russi perché quella roba della Cecenia non ci riguarda, e non siamo stati neanche dell’Inguscezia perché quella nazione lì solo a pronunciarla fa venire il mal di testa, vanno bene per il Risiko quelle robe lì, non per la politica estera). Siamo stati però prontamente tutti londinesi, e oggi dovremmo essere tutti egiziani. E domani? Cosa saremo domani? Saremo un po’ più inferociti, un po’ più chiusi in noi stessi, pronti a gridare al mondo la solidarietà alle vittime di turno (o saremo vittime noi stessi), e poi? Dove andremo? Chi saremo?
La domanda, in effetti, è: dove ci stanno portando le bombe di Al Qaeda? Bombe come scariche elettriche sui nervi scoperti dell’Occidente impoverito di se stesso, scarico di energie, diviso e perduto.
Avete fatto caso all’assordante silenzio che c’è stato in Occidente in questi giorni? Il vuoto tra il fragore di uno scoppio e l’altro è stato riempito solo dal silenzio, ma la cosa peggiore è che questo silenzio non è il silenzio della riflessione: è il silenzio del vuoto. L’Occidente che si sente ferito e minacciato anche quando a morire sono in gran parte dei poveretti egiziani che cercavano di sbarcare il lunario raccogliendo le briciole del gran ballo, l’Occidente che scopre improvvisamente che il nemico è vicino, sempre più vicino, anche là dove non pensava ci fosse, è un Occidente svuotato, privo di energie, diviso fra pulsioni fallaciste-machiste e buonismo ad oltranza, è un Occidente che non si chiede nulla perché non sa porsi domande, sa solo avere paura.
Qualcuno potrebbe dirmi: ma cosa dovremmo chiederci? Ci hanno attaccato, punto. Ah, ma è proprio questo il nocciolo. Sia ben chiaro che non mi riferisco neanche lontanamente a eventuali risciacquature di coscienza (“ci attaccano perché noi li impoveriamo”), coi terroristi non si discute, non si può. Ma dove sono le nostre energie? Qual è il quadro messo a nudo dalle esplosioni dei kamikaze? Diradato il fumo, cosa resta?
Resta una generazione stanca, spaurita, che crede a tutto perché non crede più in se stessa, molle di pancia e di valori, pronta ad abboccare al primo venditore di fumo che passa per poi rimandarlo a casa al giro successivo e ad affidarsi stancamente al prossimo, nella speranza che cambi qualcosa. Devo dire che ho ammirato la fermezza degli inglesi nei giorni scorsi, ma temo che più che il frutto di una riflessione matura è dell’effetto shock della bomba che si tratta; una tragedia ti costringe alla fermezza, alla sobrietà, probabilmente persino Berlusconi riuscirebbe a non dire cavolate in simili circostanze.
Del nostro Paese, per carità di patria, mi verrebbe da tacere sconsolato, intrappolato com’è fra miseri vermi politicanti che cercano di portare l’acqua al loro mulino e per questo si adattano a fare i giochi più sporchi, gente che si affanna a discutere di superprocure e trattati da sospendere per il solo obiettivo di conquistare qualche voto in più, e noi, sì, noi, cittadini per bene, maggioranza silenziosa, noi che non sappiamo più scegliere, non sappiamo più immaginarci un futuro, viviamo prigionieri non delle bombe di Al Qaeda, ma della nostra incapacità di credere in chicchessia. Persino lo “spostamento” a sinistra del Paese mi sembra più il frutto dell’ennesima scelta fatta per stanchezza, per disillusione, che non il frutto di un progetto, di una scelta, di una maturazione.
Non che la classe politica italiana incoraggi una riflessione seria, per carità: leggevo qualche giorno fa che i socialisti di De Michelis e Craxi figlio, fiutata l’aria di sconfitta elettorale, hanno deciso di abbandonare il Polo (dove un bel giorno si sono svegliati e hanno scoperto di essere l’unico partito socialista di destra esistente al mondo) per provare a chiedere, udite udite, all’Unione di accoglierli in seno. In un Paese serio riceverebbero sonori calci nel sedere, in Italia riceveranno probabilmente comodi scranni parlamentari.
Siamo gente poco seria. Voglio sperare che altrove le cose vadano meglio; voglio sperare che Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna, siano messe meglio di noi, ma ci credo poco. Perché il problema non sono le bombe di Bin Laden o Al Zarqawi, ma santo iddio, chi sono Bin Laden o Al Zarqawi? La verità è che non sono nessuno. Possono ammazzarmi domani in metropolitana, ma non possono farmi del male se io non voglio, se resto sveglio, se capisco che non è di scontro di civiltà che si tratta. Bin Laden, Al Qaeda, le bombe, non possono vincere e prima o poi perderanno. Non possono vincere perché alla lunga l’odio perde, non si vince mai con il solo odio. Neanche noi possiamo vincere perché non c’è nulla da vincere. C’è solo un traguardo da raggiungere, c’è solo da guardare in faccia le nostre debolezze e ammettere che siamo vuoti, più vuoti dei kamikaze che almeno vanno incontro alla morte con la testa piena seppure di bugie, invece noi siamo vuoti e moriamo e viviamo vuoti, senza capire che la metropolitana trasformata in inferno non è la fine, è solo un passaggio della storia, preceduto da altri. Se lo capissimo, se operassimo delle scelte, se credessimo in noi e in quello che facciamo e soprattutto in quello che faremo, saremmo al di là della portata delle bombe anche se fossimo seduti fianco a fianco del kamikaze di turno sulla circolare esterna. Ma temo che guardarci in faccia sia molto più difficile che vivere con la paura di farlo, e allora continueremo a vivere nel nulla dell’immediato, sordi a qualunque richiamo la cui messa in pratica costi fatica.
postato da: Bad alle ore 01:46 | Permalink | commenti (4)
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