Non è colpa di nessuno
lunedì, 31 ottobre 2005

Obiettivi

Ho comprato una macchina fotografica digitale nuova, con tanto di obiettivi, memory card, eccetera, insomma tutto l’occorrente per dedicarmi anima e corpo all’hobby della fotografia.

Oggi però mi guardavo attorno e mi è venuto in mente di chiedermi: ma cosa ci sarà mai di così bello da fotografare, poi? Sarà mica bella questa città, presa in mezzo tra la voglia di tagliare tutti gli altri fuori e la consapevolezza di non poterne fare a meno, degli altri? Oppure sarà bella la gente che mi circonda, desiderosa soltanto di vendersi al meglio, non importa quale aspetto della vita si prenda in considerazione?
Allora ho pensato di puntare l’obiettivo su di me: l’utilità dello zoom.
No, non credo che scatterò foto per un po’.

Mi risuona in testa già da un po’ il pensiero che io sia molto più sbagliato di quanto abbia mai voluto ammettere. Preso di per sé, questo è davvero un pensiero utile. Voglio dire, chiunque leggesse dall’esterno una cosa del genere probabilmente penserebbe “ecco un altro che si piange addosso” e invece non è così, non è di questo che si tratta. E’ una buona constatazione, un punto di partenza. Verrebbe da pensare che crescere, progredire, nella vita, sia un inevitabile presa di coscienza dei propri limiti, delle proprie manchevolezze. Dei propri errori.

Nel post precedente auto-promuovevo una serata in cui avrei dovuto suonare “dal vivo” (in realtà, le virgolette sarebbero superflue, ma mettere la frase senza di esse le dà un tono che mi pare francamente esagerato). Bene, a quella serata (che è stata una pena) sono venute sì e no una ventina di persone, di cui forse due o tre erano amiche mie, il resto erano lì perché portate dal mio socio. Un disastro.

Mi è venuto da pensare che non sono in grado di portare più di due o tre persone ad una serata in cui suono (“dal vivo”).
Allora, sono sempre gli “altri” ad essere meschini, grigi, a non “capire” il nostro valore? O magari siamo noi (sono io) a dare poco a loro? Magari questa corazza di autosufficienza alla fine ha convinto loro più di me stesso? Magari siamo noi (sono io) a valere meno di quanto riteniamo (ritengo)?
Chiedersi “quanto valgo io?” non è male. E’ una buona domanda, una delle migliori che possiamo porci. Allora questa è la domanda che mi pongo io oggi (no, in realtà me la pongo già da un po’), e mi chiedo se quanto faccio per gli altri è sufficiente (forse no). Mi chiedo se quanto faccio per voi è sufficiente. Voglio dire, perché dovreste venire qui a lasciare un messaggio, un commento a questo post, quando io non faccio lo stesso con voi? 
A ben vedere, ho fatto dell’egoismo la mia bandiera, negli ultimi due anni. No, forse la cosa è cominciata molto prima. Mi ha protetto, e mi ha limitato. O almeno, spero che sia così, prego che mi abbia limitato perché questo significherebbe che c’è qualcosa che è stato limitato, ma qualcosa c’è. L’alternativa è che questo “qualcosa” neanche ci sia.

Sembra che da un certo punto della propria esistenza in avanti il pessimismo diventi una scelta quasi obbligata, barattabile solamente con l’ignoranza. Non so, è che vorrei provarci ancora, tutto qui. Mi piacerebbe non tirare i remi in barca a soli trentotto anni (tanta gente, del resto, lo fa molto prima). Mi piacerebbe provarci ancora, almeno provarci, qualunque cosa ci sia da andare a vedere, anche se dovessi scoprire che valgo molto meno di quanto pensassi.

 

 

Nino

La canzone che forse ascoltate in sottofondo è di Johnny Cash, "Hurt". Dopo un pò, anche gli Smiths stancano... 

 

 

 

 

 

postato da: Bad alle ore 17:52 | Permalink | commenti (21)
categoria:
martedì, 04 ottobre 2005

Self-promoting post

 

 

Queste righe solo per dire nulla, nel senso che non ci ho nulla da scrivere e va bene così. Una volta scrivevo di qualunque cosa mi venisse in mente, ma è stato un bel pò di tempo fa e ora mi pare di dover scrivere solo di cose importantissime (quindi non scrivo mai). Una chiacchierata con un'amica mi ha fatto riflettere sulla possibilità che tutto sia dovuto al fatto di ritenere che quello che ho dentro interessi meno, sia banale. Bene. E' probabile che io abbia anche ragione a ritenerlo, non che la cosa mi preoccupi. Succederà qualcosa e la situazione cambierà. Ho imparato, se non altro, a preoccuparmi di meno della mia vita.

 

 

Poi ieri sera ho visto per la prima volta su Sky "La passione di Cristo" di Mel Gibson. Sono ateo con una morale più o meno cattolica, e non mi piacciono le americanate, e ricordo che all'epoca dell'uscita del film nelle sale il battage pubblicitario gonfiato ad arte (film anti-sionista sì o no etc etc) mi infastidì talmente da farmi restare a casa e negare a Gibson i miei sette euro del biglietto. Però ieri sera pioveva a dirotto e il divano di casa era molto invitante.
Fare un film sulla storia più raccontata che ci sia al mondo è persino facile. Tutti noi, cattolici, credenti o meno, conosciamo benissimo quella storia, parola per parola, minuto per minuto. Di per sè, è la storia più bella che ci sia mai stata raccontata. Se poi sia anche Storia è un discorso che non conta affrontare qui. Molto più difficile è raccontare quella storia da un punto di vista diverso. Il regista vuole farci vedere l'uomo, non il Figlio di Dio, che va in croce. In tutto il film Gesù compie un solo miracolo (l'orecchio riattaccato a Malco), parla molto poco, invece soffre, sanguina tanto. Il sangue copre ogni cosa e forse questo è il principale limite del film, il sangue trascina con sé in un immaginario gorgo ogni cosa, e dei personaggi del film finiamo per saperne poco o nulla in più rispetto all'inizio: eppure, la storia non manca di personaggi che potrebbero offrire spunti per uno scavo psicologico (Pilato, Giuda). Invece si va avanti a colpi di frustate e resta poco spazio per tutto il resto. Non credo che Gibson volesse fare un film contro gli ebrei, è solo che in mezzo a tutto quel sangue non gli è avanzato sufficiente spazio per parlare anche del resto. Il film si aggrappa alla storia che racconta e vive solo di essa, fondamentalmente fallisce nel tentativo di darle un profilo diverso. 
In tutte le due ore di visione, mi sono commosso veramente quando durante la Via Crucis Maria si avvicina al Figlio sanguinante e percosso da soldati e popolani, quel Figlio che porta su di sé il peso, il dolore, l'odio del mondo intero, e in quel momento è solo di fronte a tutto questo, e Maria riesce a vincere la sua paura di avvicinarsi e prendere parte ad un gioco che lei capisce essere al di sopra di lei; in quel momento Maria è solo la madre con la minuscola che si rivolge al figlio anch'esso con la minuscola, l'uomo che soffre, e quasi rompendo(per l'ultima volta) il muro della divinità che separa Cristo dal resto degli uomini gli dice, soltanto, "Sono qua io", non sei solo. Soffrire è possibile, ma lottare da soli è terribile, eccomi, non sei solo.

 

 

Questo, a ben pensarci, la dice lunga anche su di me.

 

 

Chiudo: "self-promoting post" perchè qualcuno mi ha chiesto in diverse occasioni quando avrei suonato ancora "dal vivo", diciamo così. Poichè prendo una percentuale sulle bevute, e il mio conto in banca è perennemente sul rosso, invito volentieri chiunque volesse venire a vedermi giovedì 13 ottobre, alla Budineria-Irish pub in via della Chiesa Rossa 53 ore 22:30 (ovviamente a Milano).
Quello dei due con meno capelli, meno chili, il pizzetto, che canta, sono io.
Nino

 

 

postato da: Bad alle ore 13:50 | Permalink | commenti (20)
categoria: