Non è colpa di nessuno
sabato, 30 settembre 2006
Geometri(e) verticali

Il mio cellulare ha come suoneria "Pride" degli U2. Mi vergogno un pò ogni volta che qualcuno mi chiama, ma tant'è, ci sono cose dalle quali non ci libereremo mai, e in fondo io non voglio liberarmi; e poi non ricevo molte telefonate, quindi tutto a posto.
Quando mi chiama il geometra del mio condominio dal nome imprecisato dicendomi che la grondaia è rotta e il mio balcone è l'unico punto di accesso, la qual cosa richiede che i suoi scagnozzi entrino in casa mia (ovviamente, il giorno dopo, quando io non ci sono, perchè "poi magari piove e non si può più fare niente") e io lasci le chiavi di casa al portinaio, il mio primo pensiero di puro terrore va ai miei CD! E se in casa entrasse un manovale edile maniaco degli Wilco, trafugando tutta la collezione? Certo, le possibilità sono scarse, ma vanno tenute in considerazione. E poi, per la miseria, ho pulito il pavimento proprio ieri (prossima passata in programma fra una ventina di giorni, se non intervengono imprevisti).
Spargo fogli di giornale a coprire il pavimento in ogni dove, faccio le mie valigie, e parto per Mosca, con qualche preoccupazione nel cuore.
Il viaggio d'andata è un'odissea degna di essere raccontata: prima, ad imbarco appena cominciato sul volo diretto, il tizio che manovra la scala da appoggiare agli scivoli (saranno quelli gli scivoli da armare, "assistenti di volo armare gli scivoli", no? Che poi a me 'sta frase sa tanto di "cazzare la randa", è bellissima, sogno di dirla pure io un giorno o l'altro), insomma, 'sto tizio sbaglia la manovra, appoggia male la scala (così ci diranno in seguito), e danneggia l'aereo. Imbarco fermato, ma non vi preoccupate, è una cazzata, si parte fra mezz'ora. Beh, forse un'ora. Facciamo un'ora e mezza per sicurezza. Dopo due ore che aspettiamo, sapete che c'è, il volo è cancellato e non se ne parli più, tornate al desk e vedete dove vi sbattono per arrivare a Mosca (annuncio fatto più o meno in questi termini dalla signorina Alitalia, in inglese e in italiano, infatti tutti quelli con la pelle e gli occhi scuri capiscono e vanno al desk, tutti quelli con la pelle e gli occhi chiari si dicono che non hanno capito una fava e restano fermi con gli occhi azzurri sgranati). In quattro e quattr'otto (ma anche fra l'usco e il brusco) io arrivo al desk suddetto, la mia mancanza di bagagli pesanti e la mia leggendaria agilità fanno il resto, sono il primo! Non avrò problemi di sicuro.
"Può andare a Parigi e da lì partire per Mosca"
"Però è una palla, arrivo 4-5 ore dopo l'orario previsto".
"Si fotta"
"Vado a Parigi".
La signorina Alitalia-2 mi fa i biglietti e agile come una gazzella e un tantino incazzato come un leopardo mi rituffo nel rituale del controllo bagagli (per la seconda volta). Dopo aver mostrato calze e mutande agli addetti ai controlli, supero agevolmente anche il controllo passaporti dove un pò mi guardano come se fossi di casa, ed eccomi qui, ad attendere il volo per Parigi, ah, la Ville Lumiere, beh, chissà se i franscesi ci hanno perdonato per il nove luglio, vabbeh, se ne saranno fatti una ragione, peccato non avere tempo per andare un pò in giro una volta atterrato all'ombra della Tour Eiffel, ma parto alle 14:45 e il volo da Parigi per Mosca è alle 16:30, effettivamente non ho molto tempo per andare in giro per Parigi, effettivamente non ho molto tempo... ma cosa? Parto alle tre meno un quarto e da Parigi riparto alle quattro e mezza? Ma quanto cazzo dura il volo Milano-Parigi, un quarto d'ora? E che, Parigi è vicino ad Assago? Non è in provincia di Milano, Parigi, no no no, c'è qualcosa che non va. Tutto fiero della mia intuizione geniale faccio un paio di telefonate intercontinentali che al costo di 12 euro al minuto mi confermano che, sì, effettivamente, l'aereo atterra a Parigi alle 16:20 e quindi a meno che io non salti dall'aereo in fase di atterraggio a quello in fase di decollo (ipotesi interessante, ma non avrei la carta d'imbarco!), a meno che il volo Aeroflot delle 16:30 da Parigi per Mosca non aspetti il sottoscritto per un'ora abbondante (non credo che gliene freghi molto all'Aeroflot del sottoscritto), qui qualcuno ha commesso un'erorre, anzi, un errore! Felino come una pantera, sguscio via e ripercorro la via a ritroso (oramai il terminal 1 di Malpensa non ha più segreti per me) fino al fatidico desk dove trovo la stessa signorina Alitalia-2 che mi guarda con occhi (castani) sgranati: 'azzo vuoi, ancora qui stai? Eh? Come dice? Ma no, certo che fa in tempo, il volo atterra alle 13:50, ha un'ora e quaranta... come? 16:20? Ma che cazzo dice mi faccia vedere... ahem... eh... beh... sì... sa... capita... un piccolo errore... l'ho messa sul volo sbagliato.
Sul volo sbagliato? Ho sentito bene? SUL VOLO SBAGLIATO? Questo è il vostro lavoro, state qui per fare questo, e mi mettete sul volo sbagliato? Se uno viene qui a fare un biglietto per Timbuctù, voi che fate, lo mandate a Cefalù solo perchè fa rima? E se io non me fossi accorto da solo che gli orari non tornavano che facevi, brutta stronza, mi mandavi a Parigi per la notte a dormire sotto un ponte della Senna? Ma io ti faccio perdere altri venti punti in borsa porc...
ruggente come un puma affamato, faccio per passare dall'altra parte del desk ma una signorina Alitalia-3 mi blocca in tempo e mi dice "Si calmi! Troveremo una soluzione", e io, calmo come un orso polare mi sento mandare in sottovoce dalla signorina Alitalia-3 a:
- Cracovia (ma non fa in tempo)
- Vienna (in fondo ha 40 minuti... come dice? Cerchi di non essere volgare... ok niente Vienna)
- Madrid? Cosa ne dice di Madrid? Ah è nella direzione opposta...

Quando ormai comincio a disperare mi viene un lampo di genio. Ora, l'associazione mentale è stata più o meno la seguente:
1) Io amo Michael Schumacher
2) Michael Schumacher è nato a Kerpen (il 3 gennaio del 1969 e non dite "e che c'entra?" perchè c'entra), vicino Koln, quindi è tedesco
3) la Germania ce l'ha un aeroporto grande, un hub si dice in gergo, non è Francoforte sul Meno?

Giuro, sono stato io a proporre Francoforte alla signorina Alitalia-3, la quale con mano tremante controlla i voli e... evviva! va benissimo, arriverei solo a mezzanotte, appena otto ore dopo l'orario previsto, e ho ben due ore a Frankfurt da spendere (quasi potevo andare allo stadio a vedere l'Eintracht giocare, al limite mi perdevo eventuali tempi supplementari).
Il resto è storia, il terzo controllo dei bagagli in una giornata (alla vista delle mie mutande per la terza volta in una giornata l'addetto alla sicurezza non ha retto e mi ha scoccato una languida occhiata, così ho capito che fra di noi era già amore vero), i saluti affettuosi dei poliziotti al controllo passaporti oramai amici miei intimi (copriti che a Mosca fa freddo!). Sull'aereo i miei pensieri erano più o meno questi:
1) Se precipita questo volo, mi danno l'Oscar della sfiga
2) Se invece precipita l'altro, quello buono per Parigi sul quale non mi hanno mai messo, torno a Milano e sposo signorina Alitalia-2
ma non è precipitato nessun volo.


Dopo quattro giorni, torno a Milano sotto una pioggia battente (io ovviamente ho appena fatto lavare la macchina dopo sei mesi di sole accecante). I fogli di giornale nel complesso hanno tenuto, il pavimento potrà essere rilavato non prima di venti giorni salvo imprevisti. I CD degli Wilco ci sono tutti, dalla mensola manca solo "Il meglio degli Alunni del sole" e io piango un pò, per il dispiacere. Sul balcone è tutto sporco, ma la grondaia è riparata e i piccioni stramaledetti già ne hanno approfittato.
Piove a dirotto.
Aveva ragione il geometra.

Nino
postato da: Bad alle ore 00:03 | Permalink | commenti (12)
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giovedì, 14 settembre 2006
Good luck!

Ok, niente riferimenti all'età, sta di fatto che nel 1966, seppur di poco, non c'ero, e la beatlesmania proprio non potevo beccarmela, quasi fosse una malattia. Con 40 anni di ritardo, complice un amico di recente conoscenza (però amico) beatlesiano da sempre (nonostante sia nato quando i Fab Four si erano già divisi da un pezzo), un concerto dei Rolling Stones a cui sono andato in qualità di... rianimatore assegnato personalmente alla band, durante il quale peraltro Jagger e compagnia li ho visti (per fortuna o sfortuna, non so) solo sul palco (che c'entrano gli Stones? Beh, sempre di musica dei padri si tratta), complice il fatto che gli U2 non fanno un disco davvero eccellente da quindici anni, insomma, mi sono trovato catapultato mani e piedi nella beatlesmania, che andava bene se vivevi nella swinging London nel 1966, ma se stai in zona Washington a Milano nel 2006 qualche dubbio ti viene sulla tua sanità mentale.
Non so, forse la cosa che davvero mi attrae di più dei Beatles è l'idea che a quei tempi la musica era lì, tutta da scrivere, così come la storia dei nostri giorni. Era come lavorare su una materia grezza, e pian piano tirarne fuori lo spirito nascosto. Anzi, no, era come avvicinarsi allo spirito nascosto. I Beatles per primi hanno lavorato quella materia grezza, e lo spirito si è loro rivelato pienamente, forse perchè oltre ad essere menti musicalmente (e non solo) eccezionali erano appunto i primi a cercare quello spirito, dapprima inconsapevolmente o quasi, poi in maniera sempre più consapevole. Pensate che John, Paul, George e Ringo sfornavano mediamente un album ogni sette-otto mesi, più una nutrita serie di singoli di successo. Il loro primo LP, "Please please me", fu registrato in una sola giornata in complessive 12 ore. La materia grezza si offriva generosa a coloro che per primi si apprestavano a darle forma. Pensate invece ai gruppi odierni: se va bene, un disco ogni tre anni! Con questo non dico che Thom Yorke, o Michael Stipe, siano meno fecondi di Lennon-Mc Cartney: credo invece che oggi è stato tutto scritto o quasi, e lo spirito si è quasi nascosto e trovarlo è sempre più difficile, bisogna passare dall'elettronica, affogare le melodie, quasi che avere fatto "Ok computer" fosse una colpa e non un merito. Ai Beatles bastava spostare una linea di basso, un riff di chitarra, ed eccoli esplorare un nuovo mondo, per primi. Yorke, Stipe e gli altri si trovano davanti un mondo così noto da risultare quasi noioso: sono solo stati più sfortunati a nascere venti, trenta, quaranta anni dopo.

Per restare in tema, ieri sera ero alle Scimmie a sentire un gruppo di ragazzi di Perugia in trasferta milanese, il cui cantante è un parente di quel mio amico di cui sopra. A parte il nome del gruppo, da cambiare al più presto ("Figli di John", dove John è ovviamente John Lennon), i ragazzi mi sono piaciuti. Hanno suonati quasi due ore di musica composta da loro, e un'oretta di cover, e almeno cinque o sei dei loro pezzi che ho sentito ieri sono molto meglio di tanta schifezza che sento in giro. Metto qui il link alla loro homepage dove ovviamente si può ascoltare qualcosa delle loro canzoni, sono bravi anche se ovviamente pagano molto (troppo) pegno al signore di cui si dichiarano figli. Purtroppo per loro, sono nati nel posto sbagliato, Italia, Perugia. La buona fortuna di questo post la auguro a loro, chiunque prenda una chitarra e scriva una canzone sognando di calcare un giorno un palco ben più prestigioso di quello di un locale milanese merita un grande "in bocca al lupo".
Help!
Nino
postato da: Bad alle ore 20:56 | Permalink | commenti (9)
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lunedì, 11 settembre 2006
prima




Il più grande

Ho 39 anni, un'età che dovrebbe mettermi al riparo da sciocchezze come tifare per qualcuno in maniera quasi adolescenziale. Eppure chi mi conosce da un pò sa della mia assoluta adorazione per Michael Schumacher. In altri tempi e in altri blog, ho scritto molto su di lui, e sul mio antico amore per la F1.
Da ieri, sappiamo ufficialmente che dal 2007 la F1 sarà orfana di Michael, e io mi sento stupidamente un pò commosso, perchè lui è quasi più di un pilota di F1 per me, più di un pilota della mia amatissima Ferrari. Schumacher è lo sportivo che ho amato di più da sempre, quello che ho difeso a spada tratta sempre e comunque, quello che non può sbagliare, quello che non è antipatico come la stupida stampa italiana scriveva qualche tempo fa, quello che per me era il pilota più forte di sempre anche quando fino al 2000 di titoli mondiali ne aveva vinti solo due e Mika Hakkinen a Spa si permise il lusso di sorpassarlo in uno storico Gran Premio (con Ricardo Zonta in mezzo ai due che lo sfilavano dai due lati), e sembrava che Mika lo stesse sorpassando anche nella classifica dei piloti più forti di sempre. Per gli altri, mai per me. Per me Schumacher è stata la perfezione applicata alla macchina. Ho avuto la fortuna di veder giocare Maradona a calcio e di veder guidare in F1 Michael Schumacher, non è poco.
Ho 39 anni e non dovrei, ma mi commuove pensare a Michael che l'anno prossimo ci lascia soli, mi commuove e mi rattrista pensare che l'anno prossimo lo vedremo su un muretto o chissà dove, e non lì, sull'asfalto, a dare prova del suo talento infinito. E' come un vecchio amico che ti saluta e se ne va, e la F1 per me l'anno prossimo non sarà più la stessa, sarà più povera (e, aggiungo, dovrebbero ritirare il numero 1 dalle macchine, dopo di lui nessuno sarà mai più degno di portarlo, al limite diamo al campione del mondo dell'anno prima il numero 1 e 1/2).
Alonso è un gran pilota (ma odioso). Trulli, sì, è un gran pilota. Raikkonen è un gran pilota.
Schumacher, semplicemente, è (era) la perfezione.
Ciao, Michael. Non mi mancherai semplicemente. Di più.


postato da: Bad alle ore 22:31 | Permalink | commenti (5)
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