Tolleranza zero
Giuro, non avevo nessuna intenzione di scrivere un post. Non scrivo più perchè ho maturato la profonda convinzione che i casi miei non meritino lo sforzo di essere spiegati su una pagina (seppure di un blog poco letto), mentre i casi di questa Italietta da strapazzo mi danno il voltastomaco, da qualunque delle due fazioni (apparentemente avversarie) provengano. Il nascente partito democratico che sarebbe di sinistra, sì, vediamo, tagliamo un pò qua e un pò lì, no, con i socialisti europei non si può (e dove allora? Con i popolari?), così bello e pulito da incassare subito i complimenti del berlusca (il furbastro: sa che con i suoi complimenti ha già tolto al nascituro PD il 20% dei voti della sinistra, dirottandoli sulla più innocua (elettoralmente parlando) coalizione di sinistra (estrema, la definiscono, mi viene da ridere solo a pensarci).
Non riesco più neanche a leggere "Repubblica", hanno ragione a parlare di un regime, ditemi voi che differenza passa tra "Repubblica", "Corsera", "La Stampa"... tutti uguali, tutte voci ben intonate di un regime subdolo e suadente.
Se chi perde le elezioni non va fuori dalle balle ma rimane sempre lì a gestire potere, se i mezzi di informazioni dicono tutti sempre la stessa cosa, come dobbiamo chiamarlo se non regime? Ditemelo voi.
Insomma, me ne stavo bel bello sul mio Aventino personale della scrittura, ma poi leggo questa storia del poveraccio di Rivera, e davvero mi girano troppo i cosiddetti.
La storia la conoscete tutti (non sarà il caso di spiegarla ai miei ventiquattro lettori, uno in meno di quell'altro).
La reazione proveniente d'oltretevere (definire "terrorista" un conduttore che aveva pronunciato un paio di frasi neanche troppo ingiuriose in cui manifestava il suo dissenso dalle posizioni della Chiesa in materia di evoluzionismo, ricerca scientifica, e comportamenti etici) è stata di una violenza inaudita persino in rapporto a quanto vissuto negli ultimi anni nell'Italietta delle banche e dei centridestra-centrisinistra-tutti insieme appassionatamente). La parola "terrorista", negli ultimi anni, evoca scenari ancora più spaventosi che negli anni di piombo. Ogni regime che si rispetti, infatti, ne crea (di terroristi) a dismisura, potendo contare sull'immediato consenso del popolo pronto a stringersi attorno a colui che sta sul ponte di comando alla vista di una minaccia, vera o presunta che essa sia. Il grazioso cadeau che l'undici settembre ha fatto ai reazionari di ogni risma che si aggirano per il mondo (e che hanno furbescamente cambiato nome, da teo-con a "conservatori per il cambiamento", che è la raccapricciante etichetta affibbiata a Monsieur Sarkozy da uno dei nostri giornali di punta qualche giorno fa) ha fatto il resto, in modo tale che ancora oggi, a distanza di cinque anni e mezzo, due inutili guerre e centinaia di migliaia di innocenti morti ammazzati, la parola terrorista evoca barbuti (ah, il Rivera possiede le phisique du role, peraltro) mamelucchi pronti a stuprare le nostre donne (bianche), a cucinare allo spiedo i nostri bambini, a farci inchinare cinque volte al giorno verso la Mecca (o verso Treviri, fa lo stesso).
Questa reazione violenta e inusitata (confortata dalla puntualità delle pallottole recapitate via posta amorevolmente e con precisione svizzera al prelato di turno, tanto per ricordarci che sì, i terroristi cattivi ci sono davvero, per adesso abbiamo preso quattro scalzacani capaci addirittura di uccidere un paio di uomini senza scorta ma il pericolo è grave, sempre presente, stringiamoci a coorte, anzi, stringiamoci al centro che è meglio), questa reazione violenta e inusitata, peraltro, sarebbe ancora nella logica delle cose, del tutto conseguente alla storia vaticana degli ultimi vent'anni e passa, dominata da opusdeisti bancari con predilezione per il sangue che scorre (dal cilicio sotto i vestiti o nelle borse mondiali poco importa), che ha finalmente gettato via la maschera del papa buono e ammalato per mostrare con il teologo di Ratisbona il suo vero volto; potevamo aspettarcela, è arrivata.
Quello che è inaspettato, inatteso, stomachevole, è il coro di consensi che questo rigurgito reazionario ha provocato, a destra come a sinistra (ah, già, dimenticavo, siamo in Italia, qui parlare di destra o sinistra non ha alcun senso), con l'eccezione dei radicali (cosa aspettarsi da quei quattro culattoni? Appiamo cià tetto, fi rikordo, che omozessuale essere uguale a petofilo, pardon, pedofilo, amen). Se mi fa sorridere amaramente l'invito ad abbassare i toni del parroco di Palazzo Chigi, mi fa specie il silenzio o addirittura la complicità della sinistra intera, premurosamente rivolta verso il vaticano, dimentica della sua storia, delle sue radici, pronta a mettere Craxi, diosanto, Craxi e non Berlinguer, con tutti i suoi errori, ma Berlinguer, nel suo pantheon, una sinistra che ha condannato il conduttore dicendogli (Epifani) che "la giornata del primo maggio è un giorno di tolleranza e riconciliazione", e certo, tolleriamo, riconciliamoci e volemose bene, mentre questi si mangiano la Telecom, le Autostrade, Alitalia, Trenitalia, gnam gnam, fanno la TAV e le basi USA, cosa fai tu cittadino? Protesti? Ti incazzi? Ma come ti permetti, ti abbiamo dato il concertone, ricchi premi e cotillons, non devi protestare ma devi tollerare, riconciliarti, specie davanti ad una piazza (come quella del primo maggio, festa dei lavoratori) che bonificare, anestetizzare e normalizzare ci è costato tanto, ora vorresti venire tu a incazzarti e far saltare tutto il banco? Ma sei scemo? Dormi, tollera, invece, riconciliati, che "riconciliato" somiglia tanto a "rincoglionito" e se sei riconciliato per noi è più facile farci i cazzacci nostri.
Di fronte ad un simile schifo, che mi fa davvero tremare di rabbia, sarò scemo, sarò stupido, però penso che chiunque non la pensi come la grossa coalizione al potere in Italia (perchè così è di fatto) abbia il dovere, IL DOVERE, di dirlo).
IL DOVERE di dire che può condividere o meno le parole di Rivera, ma morirebbe perchè Rivera possa dirle.
Questa era l'essenza della libertà; ce lo hanno insegnato i grandi pensatori del passato, proprio quelli che abbiamo buttato allegramente nel cesso per scivolare nel peggiore degli oscurantismi di questo Paese tutto crocifisso e manganello, sbatti il mostro in prima pagina, crucifige, Dio-Patria-Famiglia.
Ci sono i bambini: loro non hanno colpa, anzi, sono la nostra unica speranza. Se non fosse per loro, mi dispiace, tiferei per il riscaldamento globale.
Ma ci sono i bambini, e allora non tiferò mai per il riscaldamento globale, farò solo il tifo per loro.
Nino
Giuro, non avevo nessuna intenzione di scrivere un post. Non scrivo più perchè ho maturato la profonda convinzione che i casi miei non meritino lo sforzo di essere spiegati su una pagina (seppure di un blog poco letto), mentre i casi di questa Italietta da strapazzo mi danno il voltastomaco, da qualunque delle due fazioni (apparentemente avversarie) provengano. Il nascente partito democratico che sarebbe di sinistra, sì, vediamo, tagliamo un pò qua e un pò lì, no, con i socialisti europei non si può (e dove allora? Con i popolari?), così bello e pulito da incassare subito i complimenti del berlusca (il furbastro: sa che con i suoi complimenti ha già tolto al nascituro PD il 20% dei voti della sinistra, dirottandoli sulla più innocua (elettoralmente parlando) coalizione di sinistra (estrema, la definiscono, mi viene da ridere solo a pensarci).
Non riesco più neanche a leggere "Repubblica", hanno ragione a parlare di un regime, ditemi voi che differenza passa tra "Repubblica", "Corsera", "La Stampa"... tutti uguali, tutte voci ben intonate di un regime subdolo e suadente.
Se chi perde le elezioni non va fuori dalle balle ma rimane sempre lì a gestire potere, se i mezzi di informazioni dicono tutti sempre la stessa cosa, come dobbiamo chiamarlo se non regime? Ditemelo voi.
Insomma, me ne stavo bel bello sul mio Aventino personale della scrittura, ma poi leggo questa storia del poveraccio di Rivera, e davvero mi girano troppo i cosiddetti.
La storia la conoscete tutti (non sarà il caso di spiegarla ai miei ventiquattro lettori, uno in meno di quell'altro).
La reazione proveniente d'oltretevere (definire "terrorista" un conduttore che aveva pronunciato un paio di frasi neanche troppo ingiuriose in cui manifestava il suo dissenso dalle posizioni della Chiesa in materia di evoluzionismo, ricerca scientifica, e comportamenti etici) è stata di una violenza inaudita persino in rapporto a quanto vissuto negli ultimi anni nell'Italietta delle banche e dei centridestra-centrisinistra-tutti insieme appassionatamente). La parola "terrorista", negli ultimi anni, evoca scenari ancora più spaventosi che negli anni di piombo. Ogni regime che si rispetti, infatti, ne crea (di terroristi) a dismisura, potendo contare sull'immediato consenso del popolo pronto a stringersi attorno a colui che sta sul ponte di comando alla vista di una minaccia, vera o presunta che essa sia. Il grazioso cadeau che l'undici settembre ha fatto ai reazionari di ogni risma che si aggirano per il mondo (e che hanno furbescamente cambiato nome, da teo-con a "conservatori per il cambiamento", che è la raccapricciante etichetta affibbiata a Monsieur Sarkozy da uno dei nostri giornali di punta qualche giorno fa) ha fatto il resto, in modo tale che ancora oggi, a distanza di cinque anni e mezzo, due inutili guerre e centinaia di migliaia di innocenti morti ammazzati, la parola terrorista evoca barbuti (ah, il Rivera possiede le phisique du role, peraltro) mamelucchi pronti a stuprare le nostre donne (bianche), a cucinare allo spiedo i nostri bambini, a farci inchinare cinque volte al giorno verso la Mecca (o verso Treviri, fa lo stesso).
Questa reazione violenta e inusitata (confortata dalla puntualità delle pallottole recapitate via posta amorevolmente e con precisione svizzera al prelato di turno, tanto per ricordarci che sì, i terroristi cattivi ci sono davvero, per adesso abbiamo preso quattro scalzacani capaci addirittura di uccidere un paio di uomini senza scorta ma il pericolo è grave, sempre presente, stringiamoci a coorte, anzi, stringiamoci al centro che è meglio), questa reazione violenta e inusitata, peraltro, sarebbe ancora nella logica delle cose, del tutto conseguente alla storia vaticana degli ultimi vent'anni e passa, dominata da opusdeisti bancari con predilezione per il sangue che scorre (dal cilicio sotto i vestiti o nelle borse mondiali poco importa), che ha finalmente gettato via la maschera del papa buono e ammalato per mostrare con il teologo di Ratisbona il suo vero volto; potevamo aspettarcela, è arrivata.
Quello che è inaspettato, inatteso, stomachevole, è il coro di consensi che questo rigurgito reazionario ha provocato, a destra come a sinistra (ah, già, dimenticavo, siamo in Italia, qui parlare di destra o sinistra non ha alcun senso), con l'eccezione dei radicali (cosa aspettarsi da quei quattro culattoni? Appiamo cià tetto, fi rikordo, che omozessuale essere uguale a petofilo, pardon, pedofilo, amen). Se mi fa sorridere amaramente l'invito ad abbassare i toni del parroco di Palazzo Chigi, mi fa specie il silenzio o addirittura la complicità della sinistra intera, premurosamente rivolta verso il vaticano, dimentica della sua storia, delle sue radici, pronta a mettere Craxi, diosanto, Craxi e non Berlinguer, con tutti i suoi errori, ma Berlinguer, nel suo pantheon, una sinistra che ha condannato il conduttore dicendogli (Epifani) che "la giornata del primo maggio è un giorno di tolleranza e riconciliazione", e certo, tolleriamo, riconciliamoci e volemose bene, mentre questi si mangiano la Telecom, le Autostrade, Alitalia, Trenitalia, gnam gnam, fanno la TAV e le basi USA, cosa fai tu cittadino? Protesti? Ti incazzi? Ma come ti permetti, ti abbiamo dato il concertone, ricchi premi e cotillons, non devi protestare ma devi tollerare, riconciliarti, specie davanti ad una piazza (come quella del primo maggio, festa dei lavoratori) che bonificare, anestetizzare e normalizzare ci è costato tanto, ora vorresti venire tu a incazzarti e far saltare tutto il banco? Ma sei scemo? Dormi, tollera, invece, riconciliati, che "riconciliato" somiglia tanto a "rincoglionito" e se sei riconciliato per noi è più facile farci i cazzacci nostri.
Di fronte ad un simile schifo, che mi fa davvero tremare di rabbia, sarò scemo, sarò stupido, però penso che chiunque non la pensi come la grossa coalizione al potere in Italia (perchè così è di fatto) abbia il dovere, IL DOVERE, di dirlo).
IL DOVERE di dire che può condividere o meno le parole di Rivera, ma morirebbe perchè Rivera possa dirle.
Questa era l'essenza della libertà; ce lo hanno insegnato i grandi pensatori del passato, proprio quelli che abbiamo buttato allegramente nel cesso per scivolare nel peggiore degli oscurantismi di questo Paese tutto crocifisso e manganello, sbatti il mostro in prima pagina, crucifige, Dio-Patria-Famiglia.
Ci sono i bambini: loro non hanno colpa, anzi, sono la nostra unica speranza. Se non fosse per loro, mi dispiace, tiferei per il riscaldamento globale.
Ma ci sono i bambini, e allora non tiferò mai per il riscaldamento globale, farò solo il tifo per loro.
Nino

