Santi, poeti, e giustizialisti
Mi ero ripromesso di non scrivere più di simili argomenti; in realtà mi ero ripromesso anche di scrivere poco in generale, ma quanto sta accadendo in questi giorni (anzi, da ieri sera) in Italia mi riempie di indignazione, un'indignazione alla rovescia che proprio non riesco a trattenere.
La storia è quella, tristemente nota, della morte del piccolo Tommaso. Una vicenda terribile, che credo ormai sia conosciuta da chiunque. Non ho intenzione di ripercorrerla qui.
Ma nelle ultime ventiquattro ore, un tripudio di opinioni, interventi, in tutte le salse, in tutte le trasmissioni televisive (anche quelle che per natura dovrebbero occuparsi di altro, come quelle sportive); del resto, cosa mi aspetto da trasmissioni nelle quali un giornalista pone al suo ospite una domanda del tipo "Cosa pensi della morte del piccolo Tommaso?".
La storia è quella, tristemente nota, della morte del piccolo Tommaso. Una vicenda terribile, che credo ormai sia conosciuta da chiunque. Non ho intenzione di ripercorrerla qui.
Ma nelle ultime ventiquattro ore, un tripudio di opinioni, interventi, in tutte le salse, in tutte le trasmissioni televisive (anche quelle che per natura dovrebbero occuparsi di altro, come quelle sportive); del resto, cosa mi aspetto da trasmissioni nelle quali un giornalista pone al suo ospite una domanda del tipo "Cosa pensi della morte del piccolo Tommaso?".
Cosa vuoi ne pensi? Cosa vuoi che ti dica, che è stata una gran cosa? Che razza di frase è questa? Quasi quasi mi piacerebbe sentire uno che, per smascherare l'assurdità di simili domande, rispondesse "Hanno fatto bene!". Ma non capiremmo, e magari metteremmo a morte anche lui.
Siamo un Paese facile all'indignazione, quando non costa nulla. Persino le curve degli stadi, luoghi dove cristianamente si augura all'avversario che è a terra con la gamba spezzata "Devi morire", si rifanno una verginità ostentando striscioni pro-Tommaso. Come se essere contro Tommaso fosse possibile.
A me dà fastidio l'indignazione gratuita, salottiera. A me dà fastidio l'opinione precotta, e precostituita. A me dà fastidio il desiderio di morte, questa marea montante che avverto; mi dà fastidio che ci si voglia sbarazzare del mostro mandandolo a morte, sciogliendolo nell'acido, prendendo a badilate anche lui, illudendoci che così sia possibile lavarci mani e coscienze, per richiuderci due minuti dopo nel nostro piccolo orticello. A me dà fastidio vedere che tutti piangono Tommaso, ma di Tommaso in realtà non frega niente a nessuno, hanno solo paura che qualcosa del genere succeda anche a loro e allora dalli all'assassino, dalli al mostro, ripuliamo la nostra società, via le erbacce, morte a chi la merita così dopo, alla fine, rimarremo solo noi, convinti di essere giusti. Mi dà molto fastidio chi non rispetta il silenzio e la riflessione, se ce n'è una, che questa tragedia dovrebbe imporre e che avrei voluto rispettare io per primo. Ma vivo in un Paese sempre più barbaro, dove adesso si discute anche della pena di morte; e mi tocca leggere che un uomo politico il cui nome non faccio per non far entrare la politica dove non deve entrare dice: "se non fossimo cristiani, saremmo per la pena di morte". Ma cosa vuol dire? Sei cristiano o non lo sei. In certe cose ci credi perchè sono tue, non perchè te lo impone il don con la predica della domenica; e se non è così, allora io che sono ateo sono più cristiano di te.
Siamo sempre pronti ad indignarci, quando è gratis. Siamo sempre pronti ad un appello inutile, ad un proclama, ad uno striscione. La nostra coscienza davvero si lava con poco, e se le macchie di sangue sono un pò troppo profonde, allora qualche litro di sangue ulteriore le manderà via.
Non mi ricordo dove ho letto questa bella frase: "A forza di occhio per occhio, vivremo in un mondo senza più occhi". Non posso fare altro che sposarla in pieno, rigettare con forza, oggi più che mai, qualsiasi ipotesi sulla pena di morte in Italia, e chiedere silenzio, solo silenzio, su quella piccola bara.
Siamo un Paese facile all'indignazione, quando non costa nulla. Persino le curve degli stadi, luoghi dove cristianamente si augura all'avversario che è a terra con la gamba spezzata "Devi morire", si rifanno una verginità ostentando striscioni pro-Tommaso. Come se essere contro Tommaso fosse possibile.
A me dà fastidio l'indignazione gratuita, salottiera. A me dà fastidio l'opinione precotta, e precostituita. A me dà fastidio il desiderio di morte, questa marea montante che avverto; mi dà fastidio che ci si voglia sbarazzare del mostro mandandolo a morte, sciogliendolo nell'acido, prendendo a badilate anche lui, illudendoci che così sia possibile lavarci mani e coscienze, per richiuderci due minuti dopo nel nostro piccolo orticello. A me dà fastidio vedere che tutti piangono Tommaso, ma di Tommaso in realtà non frega niente a nessuno, hanno solo paura che qualcosa del genere succeda anche a loro e allora dalli all'assassino, dalli al mostro, ripuliamo la nostra società, via le erbacce, morte a chi la merita così dopo, alla fine, rimarremo solo noi, convinti di essere giusti. Mi dà molto fastidio chi non rispetta il silenzio e la riflessione, se ce n'è una, che questa tragedia dovrebbe imporre e che avrei voluto rispettare io per primo. Ma vivo in un Paese sempre più barbaro, dove adesso si discute anche della pena di morte; e mi tocca leggere che un uomo politico il cui nome non faccio per non far entrare la politica dove non deve entrare dice: "se non fossimo cristiani, saremmo per la pena di morte". Ma cosa vuol dire? Sei cristiano o non lo sei. In certe cose ci credi perchè sono tue, non perchè te lo impone il don con la predica della domenica; e se non è così, allora io che sono ateo sono più cristiano di te.
Siamo sempre pronti ad indignarci, quando è gratis. Siamo sempre pronti ad un appello inutile, ad un proclama, ad uno striscione. La nostra coscienza davvero si lava con poco, e se le macchie di sangue sono un pò troppo profonde, allora qualche litro di sangue ulteriore le manderà via.
Non mi ricordo dove ho letto questa bella frase: "A forza di occhio per occhio, vivremo in un mondo senza più occhi". Non posso fare altro che sposarla in pieno, rigettare con forza, oggi più che mai, qualsiasi ipotesi sulla pena di morte in Italia, e chiedere silenzio, solo silenzio, su quella piccola bara.


