So far away
-Mi dici almeno perchè?-
-Perchè cosa?-
-Perchè no, perchè è sempre no?-
-Antò, lo sai, è inutile che mi chiedi sempre le stesse cose. Non mi va. Non insistere.-
-...-
-Ecco, adesso come al solito metterai il muso... ma perchè devi sempre comportarti così da bambino? Possibile che ogni volta debba essere sempre la stessa storia? Mannaggia a me quando accetto di venire in macchina con te...-
-Mannaggia a te? E a me non ci pensi? Ho 19 anni e sono ancora vergine, i miei amici hanno fatto tutti l'amore con le loro fidanzate da tanto tempo, sono rimasto io l'unico scemo...-
-Scemo. Scemo e stronzo. Perchè davvero Antò, guarda, se anche avessi avuto il benchè minimo pensiero di farlo, me lo fai passare con le cose che dici... io per te sono solo un trofeo da sventolare con gli amici, così poi al bar puoi ridere anche tu e raccontare le stronzate che raccontano gli altri... accompagnami a casa, subito...-
-Dai, non piangere... scusa, ho sbagliato, lo so, hai ragione, perdonami... è che io ti amo davvero, ma capisci che per me certe volte è difficile Francè... dai, resta, almeno ancora un pò, fuori fa freddo e io almeno per stasera non devo riportare la 127 a Pinuccio... eddai...-
-No, accompagnami... che già è tardi... sennò i miei genitori si incazzano e neanche la domenica sera dopo la messa mi fanno uscire più... lo sai che devo essere a casa all'ora di cena sennò sono guai... e poi non ho voglia di stare ancora qui, ho paura in queste strade di campagna.-
-Ma chi vuoi che venga... va beh dai andiamo... però mi prometti che mi hai perdonato? Ohè me lo devi promettere sennò secondo me la macchina non parte... ecco vedi che sei così bella quando sorridi...-
-Giusè hai finito di fare i compiti?-
-Sì mamma li ho fatti.-
-Vabbeh senti noi andiamo da zio Michele, tu resti qui o vieni con noi?-
("Come se la mamma non lo sa che da zio Michele mi annoio a morte, soprattutto con quella cretina di mia cugina Enza, e poi ora c'è la partita alla televisione e me la voglio proprio vedere")
-No mamma non vengo, rimango a guardare la televisione.-
-Va bene... non fare arrabbiare la nonna mi raccomando... ah, e vedi se riesci a trovare Laika che sono due ore che non la vedo.-
-Sarà sul terrazzo come al solito.-
-Ma che dici, fa troppo freddo per stare sul terrazzo... beh noi andiamo, che papà ha già cacciato la macchina dal garage... un bacio, a dopo.-
Finalmente. Finalmente da solo, posso vedermi la partita... beh solo un tempo, alle sette, mica la fanno vedere tutta... però va bene così perchè la Juve ha vinto con l'Inter 2 a 1 e ha segnato pure Brady che a me mi piace Brady, è sinistro come me, e io voglio proprio vedere il gol che ha fatto...
Padre Giovanni stava pensando alla predica che avrebbe dovuto tenere di lì a poco. Come sempre, la sua chiesa era affollata di gente, un pò perchè padre Giovanni era un bravo prete e piaceva alla gente e sapeva dire le cose, e un pò perchè l'orario domenicale delle 19:00 come messa serale era proprio strategico così la gente usciva di casa appena finita "Domenica in", raggiungeva la chiesa a piedi (che tanto il paese era piccolo, quattromila anime in tutto, lo si girava in dieci minuti) e dopo la messa era arrivato giusto l'orario dello struscio, che per un piccolo paese di montagna come quello era un appuntamento irrinunciabile anche in un mese di novembre piuttosto rigido. Padre Giovanni avrebbe dovuto parlare della necessità di essere buoni cristiani, del bisogno di rinunciare alle tentazioni del mondo, di rifuggire la superbia, per percorrere la strada che Cristo aveva tracciato quasi duemila anni prima... o almeno così recitava il foglietto che aveva fra le mani, stampato in città, lontano da lì, in un posto dove la gente forse aveva davvero quel genere di problemi. Guardò i suoi parrocchiani, le prime file come sempre occupate dalle donne con gli abiti neri e il capo coperto, le pizzoche, vedove, madri, che cominciavano a recitare il rosario almeno mezz'ora prima dell'inizio della messa (di tutte le messe: non ne perdevano una). Guardò i visi induriti dei contadini. A quali tentazioni del mondo avrebbero mai potuto cedere quelle persone? Quale peccato di superbia avrebbero mai potuto commettere? Come accadeva quasi sempre, padre Giovanni mise da parte quel foglietto e cercò dentro di se la parole più adatte per raggiungere gli animi di quelle persone. Come era sempre accaduto prima di allora, sicuramente le avrebbe trovate.
Ma non lo sapremo mai.
Alle 19:35 di quella domenica, ventitrè novembre millenovecentottanta, mentre Antonio riaccompagnava a casa Francesca, mentre Giuseppe guardava la sua squadra del cuore in televisione, mentre padre Giovanni parlava ad una chiesa piena di fedeli, la terra tremò.
Tremò per più di novanta secondi, mandando in frantumi paesini abbarbicati sulle montagne come se fossero fatti di carta.
Antonio dapprima pensò che forse la strada aveva tante buche, o forse le ruote avevano qualcosa che non andava. Quando Francesca si mise ad urlare vedendo i palazzi crollare, Antonio capì, e impietrito dall'orrore fermò la macchina nel pieno centro della piazza del municipio, e lì rimase, mentre attorno a se tutto crollava.
Quando la sedia sulla quale era seduto cominciò a tremare, Giuseppe dapprima ci guardò sotto per vedere se la sua cagnetta Laika non fosse riapparsa e stesse giocando con le gambe della sedia ("però trema troppo forte..."). Quando realizzò cosa stava succedendo, la nonna 84enne si era già affacciata alla porta della cucina: lei ne aveva visti altri, aveva capito subito di cosa si trattasse.
Giuseppe la prese per mano e la aiutò a scendere le scale, e siccome la nonna aveva l'artrosi ci misero due minuti a scendere l'unico piano che li separava dalla strada tanto che quando arrivarono per strada il terremoto era già finito da un pò, ma mentre le ringhiere della scalinata tremavano come se una mano invisibile e gigantesca le stesse agitando Giuseppe non pensò mai di abbandonare la nonna, e neanche pensò mai che forse avrebbe potuto morire lì.
Padre Giovanni non finì mai il suo sermone. La vecchia chiesa del Purgatorio crollò con tutti i suoi anni su di lui e i suoi parrocchiani, uccidendoli quasi tutti. Padre Giovanni era un giovane prete di Napoli, con il dono dell'ironia innato negli abitanti della sua città. Non ne sono certo, ma penso che avrebbe un pò sorriso all'idea di morire "in servizio", se lo avesse saputo.
Antonio e Francesca uscirono dalla macchina e camminarono a piedi, perchè in macchina non si poteva più proseguire. Lei perse solo una cugina, lui invece perse due nonni e la madre. Una settimana dopo, il trenta novembre millenovecentottanta, Francesca fece l'amore con Antonio, e dopo pianse e credo che lui non abbia mai capito veramente perchè, se per il dolore della perdita della propria innocenza, o per tutta quella morte che li circondava, o entrambe le cose, ma Antonio capiva che Francesca voleva aggrapparsi alla vita, e tacque. Loro figlio nacque e visse per i primi dodici anni della sua vita in un prefabbricato.
Giuseppe arrivò per strada con la nonna che non smetteva di stringerlo a sè e dargli baci, e lui si sentiva quasi contento come se avesse fatto qualcosa di veramente eccezionale. Dormì in macchina per quella e molte altre notti a venire, ma vide la partita della Juve anche la domenica seguente, e a dicembre riprese a giocare a pallone con i suoi amici. Ma c'era qualcosa di strano, di nuovo, che si era infiltrato in mezzo a loro quella domenica e non li avrebbe mai più lasciati. I loro giochi e le loro risate non sarebbero mai stati più gli stessi. Giuseppe, per lunghi anni, si svegliava di soprassalto anche solo al sentire il rumore delle finestre che tremavano al passare degli autocarri sulla vicina statale.
Al TG1 delle 20:00 di quella domenica 23 novembre 1980, la notizia non venne data in apertura. Venne semplicemente detto che c'era stata una scossa di terremoto in Irpinia, ma non sembravano esserci stati gravi danni.
Dopo qualche giorno, c'era già chi si fregava le mani al pensiero del ricco banchetto che si andava ad approntare.
Io non ho mai dimenticato quella sedia che tremava.
-Perchè cosa?-
-Perchè no, perchè è sempre no?-
-Antò, lo sai, è inutile che mi chiedi sempre le stesse cose. Non mi va. Non insistere.-
-...-
-Ecco, adesso come al solito metterai il muso... ma perchè devi sempre comportarti così da bambino? Possibile che ogni volta debba essere sempre la stessa storia? Mannaggia a me quando accetto di venire in macchina con te...-
-Mannaggia a te? E a me non ci pensi? Ho 19 anni e sono ancora vergine, i miei amici hanno fatto tutti l'amore con le loro fidanzate da tanto tempo, sono rimasto io l'unico scemo...-
-Scemo. Scemo e stronzo. Perchè davvero Antò, guarda, se anche avessi avuto il benchè minimo pensiero di farlo, me lo fai passare con le cose che dici... io per te sono solo un trofeo da sventolare con gli amici, così poi al bar puoi ridere anche tu e raccontare le stronzate che raccontano gli altri... accompagnami a casa, subito...-
-Dai, non piangere... scusa, ho sbagliato, lo so, hai ragione, perdonami... è che io ti amo davvero, ma capisci che per me certe volte è difficile Francè... dai, resta, almeno ancora un pò, fuori fa freddo e io almeno per stasera non devo riportare la 127 a Pinuccio... eddai...-
-No, accompagnami... che già è tardi... sennò i miei genitori si incazzano e neanche la domenica sera dopo la messa mi fanno uscire più... lo sai che devo essere a casa all'ora di cena sennò sono guai... e poi non ho voglia di stare ancora qui, ho paura in queste strade di campagna.-
-Ma chi vuoi che venga... va beh dai andiamo... però mi prometti che mi hai perdonato? Ohè me lo devi promettere sennò secondo me la macchina non parte... ecco vedi che sei così bella quando sorridi...-
-Giusè hai finito di fare i compiti?-
-Sì mamma li ho fatti.-
-Vabbeh senti noi andiamo da zio Michele, tu resti qui o vieni con noi?-
("Come se la mamma non lo sa che da zio Michele mi annoio a morte, soprattutto con quella cretina di mia cugina Enza, e poi ora c'è la partita alla televisione e me la voglio proprio vedere")
-No mamma non vengo, rimango a guardare la televisione.-
-Va bene... non fare arrabbiare la nonna mi raccomando... ah, e vedi se riesci a trovare Laika che sono due ore che non la vedo.-
-Sarà sul terrazzo come al solito.-
-Ma che dici, fa troppo freddo per stare sul terrazzo... beh noi andiamo, che papà ha già cacciato la macchina dal garage... un bacio, a dopo.-
Finalmente. Finalmente da solo, posso vedermi la partita... beh solo un tempo, alle sette, mica la fanno vedere tutta... però va bene così perchè la Juve ha vinto con l'Inter 2 a 1 e ha segnato pure Brady che a me mi piace Brady, è sinistro come me, e io voglio proprio vedere il gol che ha fatto...
Padre Giovanni stava pensando alla predica che avrebbe dovuto tenere di lì a poco. Come sempre, la sua chiesa era affollata di gente, un pò perchè padre Giovanni era un bravo prete e piaceva alla gente e sapeva dire le cose, e un pò perchè l'orario domenicale delle 19:00 come messa serale era proprio strategico così la gente usciva di casa appena finita "Domenica in", raggiungeva la chiesa a piedi (che tanto il paese era piccolo, quattromila anime in tutto, lo si girava in dieci minuti) e dopo la messa era arrivato giusto l'orario dello struscio, che per un piccolo paese di montagna come quello era un appuntamento irrinunciabile anche in un mese di novembre piuttosto rigido. Padre Giovanni avrebbe dovuto parlare della necessità di essere buoni cristiani, del bisogno di rinunciare alle tentazioni del mondo, di rifuggire la superbia, per percorrere la strada che Cristo aveva tracciato quasi duemila anni prima... o almeno così recitava il foglietto che aveva fra le mani, stampato in città, lontano da lì, in un posto dove la gente forse aveva davvero quel genere di problemi. Guardò i suoi parrocchiani, le prime file come sempre occupate dalle donne con gli abiti neri e il capo coperto, le pizzoche, vedove, madri, che cominciavano a recitare il rosario almeno mezz'ora prima dell'inizio della messa (di tutte le messe: non ne perdevano una). Guardò i visi induriti dei contadini. A quali tentazioni del mondo avrebbero mai potuto cedere quelle persone? Quale peccato di superbia avrebbero mai potuto commettere? Come accadeva quasi sempre, padre Giovanni mise da parte quel foglietto e cercò dentro di se la parole più adatte per raggiungere gli animi di quelle persone. Come era sempre accaduto prima di allora, sicuramente le avrebbe trovate.
Ma non lo sapremo mai.
Alle 19:35 di quella domenica, ventitrè novembre millenovecentottanta, mentre Antonio riaccompagnava a casa Francesca, mentre Giuseppe guardava la sua squadra del cuore in televisione, mentre padre Giovanni parlava ad una chiesa piena di fedeli, la terra tremò.
Tremò per più di novanta secondi, mandando in frantumi paesini abbarbicati sulle montagne come se fossero fatti di carta.
Antonio dapprima pensò che forse la strada aveva tante buche, o forse le ruote avevano qualcosa che non andava. Quando Francesca si mise ad urlare vedendo i palazzi crollare, Antonio capì, e impietrito dall'orrore fermò la macchina nel pieno centro della piazza del municipio, e lì rimase, mentre attorno a se tutto crollava.
Quando la sedia sulla quale era seduto cominciò a tremare, Giuseppe dapprima ci guardò sotto per vedere se la sua cagnetta Laika non fosse riapparsa e stesse giocando con le gambe della sedia ("però trema troppo forte..."). Quando realizzò cosa stava succedendo, la nonna 84enne si era già affacciata alla porta della cucina: lei ne aveva visti altri, aveva capito subito di cosa si trattasse.
Giuseppe la prese per mano e la aiutò a scendere le scale, e siccome la nonna aveva l'artrosi ci misero due minuti a scendere l'unico piano che li separava dalla strada tanto che quando arrivarono per strada il terremoto era già finito da un pò, ma mentre le ringhiere della scalinata tremavano come se una mano invisibile e gigantesca le stesse agitando Giuseppe non pensò mai di abbandonare la nonna, e neanche pensò mai che forse avrebbe potuto morire lì.
Padre Giovanni non finì mai il suo sermone. La vecchia chiesa del Purgatorio crollò con tutti i suoi anni su di lui e i suoi parrocchiani, uccidendoli quasi tutti. Padre Giovanni era un giovane prete di Napoli, con il dono dell'ironia innato negli abitanti della sua città. Non ne sono certo, ma penso che avrebbe un pò sorriso all'idea di morire "in servizio", se lo avesse saputo.
Antonio e Francesca uscirono dalla macchina e camminarono a piedi, perchè in macchina non si poteva più proseguire. Lei perse solo una cugina, lui invece perse due nonni e la madre. Una settimana dopo, il trenta novembre millenovecentottanta, Francesca fece l'amore con Antonio, e dopo pianse e credo che lui non abbia mai capito veramente perchè, se per il dolore della perdita della propria innocenza, o per tutta quella morte che li circondava, o entrambe le cose, ma Antonio capiva che Francesca voleva aggrapparsi alla vita, e tacque. Loro figlio nacque e visse per i primi dodici anni della sua vita in un prefabbricato.
Giuseppe arrivò per strada con la nonna che non smetteva di stringerlo a sè e dargli baci, e lui si sentiva quasi contento come se avesse fatto qualcosa di veramente eccezionale. Dormì in macchina per quella e molte altre notti a venire, ma vide la partita della Juve anche la domenica seguente, e a dicembre riprese a giocare a pallone con i suoi amici. Ma c'era qualcosa di strano, di nuovo, che si era infiltrato in mezzo a loro quella domenica e non li avrebbe mai più lasciati. I loro giochi e le loro risate non sarebbero mai stati più gli stessi. Giuseppe, per lunghi anni, si svegliava di soprassalto anche solo al sentire il rumore delle finestre che tremavano al passare degli autocarri sulla vicina statale.
Al TG1 delle 20:00 di quella domenica 23 novembre 1980, la notizia non venne data in apertura. Venne semplicemente detto che c'era stata una scossa di terremoto in Irpinia, ma non sembravano esserci stati gravi danni.
Dopo qualche giorno, c'era già chi si fregava le mani al pensiero del ricco banchetto che si andava ad approntare.
Io non ho mai dimenticato quella sedia che tremava.


